Scelta, libertà e destino (da “Sartre e le arti”)

scritto da Aniello Montano

Nella vita dei singoli come nel corso della storia umana niente è predeterminato e niente è scontato. L’uomo si fa continuamente e liberamente con la scelta e con il progetto, frutti della propria libertà. La storia non è sviluppo continuo e accrescimento assicurato. Non c’è una dialettica che consenta all’umanità di progredire e sviluppare la propria spiritualità e la propria organizzazione sociale in modo certo e continuativo. La storia è à trous, a buchi, non conosce crescita lineare. Ci spiazza. Ci destabilizza. Non offre mai quanto ci aspettiamo. Tra le nostre attese e le realizzazioni della vita individuale e collettiva non si verifica mai una perfetta coincidenza.
Lo stesso schema, opina Sartre, è all’opera nella pittura informale e nella musica atonale. Nella prima l’osservatore non trova alcunché che possa riconoscere come familiare e consueto. Non ci sono figure e paesaggi noti. Ci sono colori e linee, soltanto colori e linee. Il quadro non rappresenta nulla di già conosciuto. Il pubblico deve attivare la propria intelligenza immaginativa per entrare nel segreto del dipinto. Deve farsi osservatore attivo per completare e fruire del senso del quadro. Niente risponde alla sua attesa pigra, alla consuetudine di vedere cose già cariche di un significato comune e condiviso. Nella seconda, la musica atonale, è attivata la stessa sollecitazione. Nelle composizioni di Schönberg, ad esempio nei Tre pezzi op. 11 per pianoforte del 1909 o nel Pierrot Lunaire del 1912, l’ascoltatore in nessun passaggio del brano potrà mai prevedere cosa gli riserva la battuta successiva. Tra questa e quelle precedentemente ascoltate non c’è alcuna necessaria e scontata linearità conseguente. La sequenza delle note risponde soltanto alla libera invenzione del compositore. La musica, in tal modo, è deprivata di ogni carattere edonistico e ornamentale e lascia cadere l’illusione della perfetta e istintiva coincidenza tra l’attesa dei suoni successivi da parte dell’ascoltatore e la sequenza della partitura. Ancora una volta il soggetto è richiamato alla sua personale libertà ed è considerato responsabile direttamente e attivamente della propria condotta di fruitore dell’arte. Nulla avviene per semplice, meccanica e impersonale necessità procedurale. La musica atonale, mancando della melodia intesa come enunciazione e sviluppo di un tema attraverso molte ripetizioni e lente variazioni, allo stesso modo della pittura astratta, agli occhi di Sartre si accredita come arte per un’umanità divenuta adulta e in grado di prendere nelle proprie mani il proprio destino.

 

(Estratto dal volume di Aniello Montano, “Sartre e le arti”, acquistabile qui: http://goo.gl/WC7m7P)