L’ecologia sociopolitica di Alessandro Vivaldi

scritto da Alberto Brandi

Certi fatti come la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturata delle foglie di una pianta, l’amplificazione progressiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero dell’evoluzione biologica, e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra l’uomo e l’ambiente, possono essere compresi solo in termini di un’ecologia delle idee.

G. Bateson, Verso un’ecologia della mente

 
 

Il mondo, e in particolar modo le sfide che esso ci presenta in questa seconda decade del secolo XXI, presenta caratteristiche e interazioni assai complesse, la cui analisi non può più seguire parametri superati. A nostro parere non ci si riferisce unicamente alle ideologie del Novecento e al loro dominio sul pensiero occidentale a partire dagli inizi del Novecento, ma persino alle riflessioni geopolitiche, economiche e sociali di appena trent’anni fa; la complessità delle dinamiche mondiali è ormai esponenziale ed è terribilmente necessario sviluppare nuovi approcci e nuove sintesi. La citazione che apre questa prefazione non è scelta a caso, in quanto Gregory Bateson è stato, secondo chi scrive, uno dei pochi lucidissimi studiosi a capire l’essenzialità di indagare le cose partendo dallo studio di sistemi complessi, e in particolare della progressiva creazione di differenze che scaturiscono dall’interazione tra persone e gruppi.
Il volume di Alessandro Vivaldi presenta in questo contesto una serie di suggerimenti e riflessioni che partono dall’esperienza individuale e sono – proprio per questo – di grande valore in quanto in grado di affrontare e sovrapporre i massimi sistemi al valore dell’esperienza e dell’autocritica del singolo. Ciò che emerge dall’analisi del titolo, accuratamente scelto, è assai coerente con quanto affermato: “Rigenerare l’Europa cominciando da noi”. Il riferimento a una ri-generazione è necessariamente il riconoscimento di uno stato di deterioramento dell’essenza di tutto ciò che l’Europa ha rappresentato e costruito nei secoli: arte, cultura, diritto, civiltà.

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In questa particolarissima congiuntura storica è l’individuo a essere centrale – e non l’individualismo. L’individualismo è un sottoprodotto di certe derive economico-sociali insostenibili, è la ricerca della felicità intesa come perseguimento del benessere materiale e di uno status-quo molle e statico. Il boom economico degli anni Sessanta non ha risolto i nostri problemi, così come l’uscita dalla recessione mondiale del 2008 non sarà la panacea ai mali che affliggono il complesso legame tra Europa e mondo. Da contrapporre all’individualismo è il concetto – centrale e accuratamente descritto da Vivaldi in quest’opera – di azione individuale, che parte principalmente da una severa autocritica e presa di coscienza di ognuno di noi.

Se l’attuale crisi economica è solo il sintomo del più profondo disagio causato dallo scollamento del tessuto sociale, dalla perdita di valori culturali, dal disorientamento della società globalmente informatizzata, allora questo vademecum risulta un importante punto di riferimento. Nel mondo della comunicazione instantanea emerge prepotente il ruolo dell’opinione che, da dovere del membro informato della società civile, si è trasformata in diritto inalienabile, aimé spesso mancando dei più basilari sostegni dati non solo da una cultura politica, storica, economica di base,ma della grammatica e della più basilare analisi di un articolo di giornale o blog. L’Italia è un paese con un alto tasso di analfabetismo funzionale: ovvero, tutti hanno un titolo di studio (anche superiore o perfino di alta formazione) ma in pochi posseggono gli strumenti per analizzare un testo o esprimersi compiutamente. Ebbene, questo è un esempio concreto su come non ci si debba limitare a constatare in maniera pseudo-aristocratica un problema ma impegnarsi a sviluppare metodologie per risolverlo.

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L’utilizzo del lessico militare e accademico rispecchia sicuramente il vissuto dell’autore, veterano dell’Esercito Italiano e studioso di Storia delle religioni, ma a mio parere assume un significato più vasto, soprattutto in relazione agli scopi della pubblicazione in oggetto. Un soldato deve innanzitutto assumersi un compito di responsabilità individuale prima di poter funzionare in un complesso sistema di obblighi, compiti e relazioni quale quello di una Forza armata; dismessi gli abiti civili, il soldato realizza di aver perso dei comfort dati per scontati nella società ma realizza di aver acquistato un ruolo centrale nel perseguimento di un bene più grande, che sia della sua unità, del suo corpo o dello Stato che egli ha giurato di servire. Allo stesso modo tutti noi, per divenire cittadini e individui migliori dobbiamo riuscire a ragionare e pianificare oltre il mantenimento di uno stato di moderno welfare che non è il fine supremo e ultimo della vivere civile e della Res publica. Dobbiamo essere capaci di reinventarci ed essere pronti alle diverse sfide che il mondo ci presenta, e questo significa continuamente decostruire e ricostruire noi stessi, senza aver paura del cambiamento: giungere a compromessi con la realtà senza snaturare il proprio sé; anzi così facendo forse è possibile scorgere il nucleo più profondo dell’etica e della morale. In questo il paragone con il soldato è particolarmente calzante: colui che impugna le armi è anche colui che meglio conosce gli orrori della violenza e della guerra, ma nonostante ciò si fa carico del fardello di tale conoscenza e se ne fa garante. Il soldato – in senso ideale, beninteso – si assume la responsabilità della conoscenza.

 

Testo estratto dalla Prefazione di Alberto Brandi a “This is my land / Haec est mea terra” di Alessandro Vivaldi, volume di imminente pubblicazione che aprirà la collana “EUROPA” in collaborazione con l’associazione culturale Gentes O.N.L.U.S.

Per questo volume, nell’ottica di responsabilizzare e coinvolgere i nostri lettori, abbiamo avviato una campagna di preorder.

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