La forgia dell’heavy metal (estratti da “Metallo Liquido”)

scritto da C. Johnsson, A. Vivaldi, A. Anselmo, V. Notaro, A. Brandi

Nella scena death più o meno tutti facevano parte del movimento, quasi nessuno era un “consumatore passivo” della musica. Stimo che un 75% dei miei amici della scena metal degli anni d’oro 1988-1993 fossero essi stessi musicisti, o comunque quasi tutti a un certo punto avevano fatto un qualche tentativo di formare una band. Quelli che non sapevano suonare erano quasi sempre coinvolti attivamente in qualche modo: qualcuno creava una fanzine (di cui molte riuscivano a far uscire solo uno o due numeri), altri producevano compilation, aiutavano a organizzare concerti, disegnavano artwork per le demo e il merchandise, ecc.
[…] Questa sensazione di far parte di un qualche tipo di minoranza sottoculturale elitaria, una minoranza tra le minoranze, faceva stringere legami in maniera eccezionale: quando tutti partecipavano alla scena musicale in un modo o nell’altro il tutto funzionava più come una comunità che una scena.
[Christofer Johnsson, Il patto: sottocultura e identità nel metal]

 

…Si parte dall’esplorazione dell’emotività più estrema (rispetto all’emotività mediocre tipica delle tematiche pop e al vuoto esistenziale della musica dance prima e della Mtv generation poi) nelle sue sfumature, all’approfondimento della mitologia e della letteratura (non solo quella fantasy di Tolkien o quella horror di Lovecraft: si passa anche per Coleridge, Dante, Baudelaire e molti altri, ivi inclusi anche i classici antichi, penso ad esempio a “The House of Atreus” dei Virgin Steele), cui si aggiungono spesso temi storici, mistici ed esoterici. […] Il metal è una tempesta d’acciaio, in cui convergono sicuramente la rabbia giovanile, la voglia potenziale di un’esistenza ben più profonda che non quella della massa inerte del pop, rabbia giovanile sicuramente in comune con il punk, ma che nel metal – potenzialmente – si fa matura attraverso le molteplici complessità di temi e trame.
[Alessandro Vivaldi, «Nelle tempeste d’acciaio»]

 

…Con le sue produzioni grezzissime e caotiche, i suoi contenuti spirituali e l’elitarismo della proposta, il black metal ha rappresentato una eccezione nel panorama musicale contemporaneo. Ha perso tale eccezionalità annacquandosi con il business e con l’attitudine pagliaccesca di molti suoi epigoni. Ma il fuoco attende sotto le ceneri di essere ridestato, ancora di più attende di essere ridestato “interiormente”, come fiamma di luce e conoscenza dirompente, non legata alle esigenze del mercato e del politically correct, strumento alchemico per sublimare le proprie forze interiori in una opera artistica che è in primo luogo un modo per conoscere se stessi. Pessoa parlava della propria anima come una misteriosa orchestra, d’altro canto.
[Andrea Anselmo, «Meglio criminale che borghese»? Dalla provocazione jüngeriana al metal estremo]

 

…Oggi, oltre al metal ci sono pochi altri generi musicali – definiamoli ‘colti’ –  che necessitano un ascolto meditativo, capaci di mettere a sedere un adolescente per ore e ore in assoluto silenzio, o capaci di provare i migliori musicisti nell’esercizio musicale. Certo, esistono generi musicali ugualmente alti (ambient, folk, dark, industrial, elettronica, ecc.) o compositivamente più complessi (jazz-fusion, doom-jazz e la musica orchestrale odierna, ecc.), ma nessuno di questi ha, come il metal, la capacità di parlare ai giovani e di formarli attraverso la dialettica del cattivo/buon esempio. Per di più, gli altri generi citati sono piuttosto approdi, mentre il metal ha un’insita capacità di iniziare, d’essere un trampolino di lancio per l’evoluzione, interiore, sociale e anche musicale.
[Vincenzo Notaro, L’heavy metal «al di là del bene e del male»]

 

Eppure da questo apparente caos sonoro, da questa estremizzazione manierista, una gran quantità di appassionati ha tratto, negli ultimi trent’anni, appagamento, passione, interesse, se non addirittura ispirazione, motivazione a perseguire con una sorta di fuoco sacro la ricerca del prezioso all’interno di ciò che appare, a un primo sguardo, incomprensibile, insondabile, quasi irrazionale. In un mondo secolarizzato dove la musica è intrattenimento e instant gratification, che senso ha ricercare e ascoltare musica che si pone in maniera tanto conflittuale, che invece di donare immediatamente richiede addirittura una decodifica, uno sforzo, da parte dell’ascoltatore?
[Alberto Brandi, La forgia: l’elisir del rumore]

 

 

 

Christofer Johnsson è un compositore svedese, nato il 10 agosto 1972 a Stoccolma. Comincia a suonare la chitarra elettrica all’età di 15 anni, fondando i Blitzkrieg, poco dopo trasformandoli nei Therion, dei quali oltre che fondatore è anche il principale compositore e chitarrista. Con i Therion ha segnato la storia dell’heavy metal, calcando i palcoscenici di circa 50 Stati in tutto il mondo. Ha suonato con diverse altre band, dal death metal all’ebm, toccando i più disparati generi musicali, dalle formazioni orchestrali classiche fino a sperimentazioni psychedelic jazz metal, tra le quali vanno segnalate Carbonized, Liers in Wait, Messiah, Demonoid, Megaton.  Ha pubblicato una quantità considerevole di album, 22 CD, scritti per la maggior parte nel periodo 1991-2007.  Alle origini dei Therion ne è stato anche il vocalist, poi, dopo la svolta sinfonica, si è concentrato sulle composizioni per orchestra e sulla chitarra elettrica, lasciando le voci a cori lirici e singer dalle grandi doti tecniche. Ha di recente fondato una nuova band, i Luciferian Light Orchestra. Il suo lavoro è fortemente ispirato da tematiche spirituali, riconducibili alla via della mano sinistra.

 
Alessandro Vivaldi consegue nel 2005 la Laurea Magistrale in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, con una tesi in Antropologia Culturale ed Estetica della Musica, presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. Consegue poi nel 2015 una ulteriore Laurea Magistrale in Studi storici, storico religiosi ed antropologici presso la “Sapienza” Università di Roma, con una tesi in Storia delle Religioni e Storia medievale. Dal 2001 al 2004 è effettivo volontario nell’Esercito Italiano, impiegato anche all’estero, come specialista di Intelligence. Ad oggi è consulente di Corporate Security ed Intelligence per alcune tra le maggiori Corporate italiane, coopera attivamente con alcune istituzioni ed università impegnate nello studio del fenomeno terrorismo e scrive di Geopolitica, Sociopolitica, Antropologia e Storia delle Religioni. Ha pubblicato per l’arcael’arco edizioni la sua prima tragedia, “La Mesnie Hellequin”, e il saggio “This is my land: rigenerare l’Europa cominciando da noi”.
 

Andrea Anselmo
nasce a Milano il 25 luglio del 1980. Pratica alpinismo, suona, viaggia e scrive. In tal senso ha collaborato a diverse riviste di critica sociale, tra le quali Eretici del Terzo Millennio e Polemos. Suona da circa quindici anni ed è fondatore di band black metal italiane: prima i Sarghnagel, poi i Movimento d’Avanguardia Ermetico – giunti alla prima decade di attività, con in uscita il terzo album, “Torri del Silenzio” –, cui di recente si aggiungono i Comando Praetorio. Laureato in Economia Politica si occupa di Controllo di Gestione.

 

Vincenzo Notaro studia il rapporto tra fenomeni estetici e operatività spirituale, scrive, dipinge, compone musica da oltre quindici anni. Coordina le collane editoriali a tema artistico e filosofico de l’arcael’arco edizioni, per la quale ha scritto numerosi articoli e il saggio “Suono Sacro Sogno”, uscito insieme al suo lavoro musicale “Dreamworking” (2012), una ricerca sull’uso della disarmonia applicata al controllo del sogno. Dal 2002 firma le sue ricerche musicali come Orchestra Esteh, progetto definito «un limbo» tra musica concreta e ritual ambient, con il quale ha pubblicato 8 CD (6 uscite in tutto). Tra le pochissime collaborazioni, vale la pena citare quelle in corso con i Movimento d’Avanguardia Ermetico e i Symbolyc.
 

Alberto Brandi nasce a Napoli nel 1976, dove si laurea e consegue un dottorato in Filosofia, affiancando alla speculazione filosofica metodologie di ricerca storico-religiose; pubblica il volume “La via oscura” (ed. Atanòr, 2008) e decine di articoli sulle tematiche di suo interesse. Appassionato fin da bambino di metal in tutte le sue forme e – in particolare – del suo versante “estremo”, si è occupato sporadicamente di scrivere liriche per diverse band dell’underground italiano, giungendo in tempi recenti a redigere il suo contributo per progetti di spessore come gli svedesi Ofermod e i greci Serpent Noir.