La Festa dei Gigli di Nola: bestialità e armonia

scritto da Lello Mazzacane

Gli antropologi hanno avuto un bel da fare nello spiegarsi il dispendio di beni in feste ed usanze come il potlatch degli indiani della costa occidentale dell’America del nord.
Molto ci sarebbe da chiedersi anche a Nola per l’enorme dispendio di energie che un paio di migliaia di uomini dedicano nel far ballare delle pesantissime macchine senza alcun motivo pratico plausibile. Il fatto è che le logiche del simbolico seguono strade loro proprie che nulla hanno a che vedere con l’utilità materialisticamente e finalisticamente intesa. Se ignorassimo questo principio basilare di ogni cultura ugualmente non capiremmo, per restare nell’ambito delle feste campane, il sangue versato a Guardia Sanframondi o gli episodi di trance alla Madonna dell’Arco. Dunque, non fa eccezione la prova cui si sottopongono i cullatori di Nola che portano sulle proprie spalle, sino a deformarle visibilmente, un peso enorme che fa flettere i varritielli di castagno a volte finanche spezzandoli.
Anche qui l’esercizio di una forza bruta, esasperata ai confini dell’umano, sembrerebbe indulgere verso i territori dell’irrazionale e del bestiale, forza che invece le “regole” della paranza trasformano in armonia. I portatori, tutti assieme protesi in uno sforzo comune, divengono gli agili cullatori del Giglio, facendo lievemente danzare quella che per sembianza sembrerebbe una guglia e per mole una sua poderosa inamovibile copia.
Una festa, dunque, dove l’unione di tante forze individuali si trasforma nel suo contrario: la leggiadria, dove tutti i muscoli tesi e contratti nello sforzo immane dei portatori calcati sotto al Giglio contrasta con le movenze morbide, ondulate del Giglio stesso issato sopra di essi. Ancora un contrasto, un’apparente contraddizione, in realtà un gioco calcolato e dosato tra pesi, misure, ritmi e spazi.
Si perché tutto non può che avvenire se non in una simbiosi tra uomini e Gigli tra forza e leggerezza, nell’esecuzione millimetrica, passo dopo passo, di tutti i cullatori come fossero un sol uomo, in sincrono con le canzoni e la musica della banda, ai comandi del capoparanza e sotto il coordinamento vigile dei caporali.

 

Foto tratte dall’Archivio Storico “Contea Nolana”, in mostra per le strade di Nola.

 

Brano estratto da La festa: dinamiche socio-culturali e patrimonio immateriale a cura di Katia Ballacchino, volume che raccoglie contributi di Luigi M. Lombardi Satriani (Gigli come, Gigli perché? Tratti di uno scambio simbolico nell’universo festivo); Lello Mazzacane (Oltre il Museo. Tutela e valorizzazione della festa dei Gigli alla soglia del terzo millennio); Letizia Bindi (La festa che cambia. Sistemi cerimoniali urbani e nuovi scenari sovralocali); Francesco Faeta (Avere una tradizione. Beni immateriali, politiche culturali, campo antropologico); Giovanni De Vita (Visualità e visioni nella esposizione etnografica); Emilia De Simoni (Patrimoni Intangibili e comunità tangibili); Roberto De Simone (Il piede metrico del Giglio); Michele Mezza (Il Giglio come macchina di inclusione); Federica Giordano (Appendice/Cronaca del Convegno), disponibile presso la nostra sede in via On. F. Napolitano 26/28, Nola (NA) o acquistabile online qui.