Eppur nessun di noi cede (da La Mesnie Hellequin)

scritto da Alessandro Vivaldi

Federico: Volge al color del sangue la luna. Volge all’oscurità la volta del cielo. Il silenzio m’inquieta dopo la battaglia. Al mio orecchio sussurrano le anime falciate della guerra. Sussurrano urla d’impio furore e di tetro dolore. Disperata è la natura umana, in cerca di vana gloria e di squallido potere! Triste e trasudante sangue e disperazione, la sorte di coloro ch’espiano tale natura! Eppur fieri di ciò che siamo, eppur fieri di ciò ch’espiamo al posto di altri. Fieri scendiamo in battaglia, terribili le armi e i vessilli, cercando la nostra amante, sperando che ci mieta la sua falce, sul campo del coraggio! Quale assurda natura, quella di coloro che discendono da Marte! In cerca della dama eterna dal nero mantello e dal chiaro teschio, per rimembrar noi stessi e rendere onore alla nostra anima di guerrieri eterni! Soli e vagabondi, eppur membri di una confraternita, uccidiamo da millenni noi stessi. Sempre gli stessi cadono, per espiare l’umano furore e l’ira divina. Quale oscura natura, dentro di noi, ci rende fieri di cotanto oltraggio verso l’Amore? Quale assurdità appare, agli occhi dei cani umani, cotanto Amore per la Dama Morte? Eppur nessun di noi cede. Eppur nessun di noi indietreggia. Eppur nessun di noi mai cesserà di condannare sé stesso alla solitudine del duello.
(Sospira. Abbassa lo sguardo, fissa la mano)
Quanto sangue. Quanto sangue ancora per lavare le scorie della mia anima? Quante eternità per purgare la mia ira? Quante vittime per sublimare il mio spirito?
(Lo sguardo ancora al cielo)
Migliaia di stelle per migliaia di cavalieri caduti. Stelle cadenti nel rosso cielo degl’inferi della guerra eterna. Anime che vagabondano sulla terra, con la morte al fianco, amandola, rincorrendola, sfidandola, cercandola. Ella sempre vicina, come tenera amante, come premurosa madre, come moglie fedele ci attende. Ed ella, oramai sento giungere a me, e già assaporo il suo tenero abbraccio.

(Entra padre Juan)

Padre Juan: Quale malinconico sguardo il prode guerriero! Che sia forse preso dai malefici influssi dell’eresia?

Federico: Stai ben attento alle parole che proferisci e al veleno che inoculi, prete! Non amo le insinuazioni, velate o meno che siano!

Padre Juan: Quale veemenza! Ricordatevi, cavaliere, con chi avete a che fare.

Federico: (sarcastico) Oh, ben lo ricordo, prete.

Padre Juan: Mi dicono che l’eresia sia entrata in questo campo, una volta benedetto da Sua Santità. Quale maleficio, dunque, ha ottenebrato le menti dei purissimi guerrieri del Cristo, finanche a far accogliere tra le loro braccia delle luride rinnegate e streghe? Quale perversione si cela dietro l’accogliere queste cagne?

(Federico sospira, poi schiaffeggia l’inquisitore, che indietreggia)

Padre Juan: Maledetto! Sia maledetta la tua stirpe, Piccolomini! Come hai osato?

Federico: Non ho osato, ho messo in pratica quelli che erano i miei avvertimenti, serpe. Come osi tu, strisciante chierico della peste, venire qui a proferire parole su decisioni che non ti competono?

Padre Juan: La fede è di mia competenza! Accogliere eretiche nel campo è Eresia! Ne risponderete ai tribunali ecclesiastici se non consegnerete al rogo quelle cagne! Tanto tu, quanto il Comandante, ed anche quel medico pagano! State contravvenendo alla legge del Soglio di Pietro, che è legge di Dio!

Francesco: (estrae la bocca da fuoco, puntandola al volto dell’inquisitore) L’unica legge in questa guerra è la guerra stessa. E gli unici carnefici sono coloro che hanno la mano armata, prete. Non sfidare questa legge. Ritirati, o altro verbo si tramuterà in tuo sangue.

(Padre Juan, sdegnato ed intimorito, si ritira. Entrano Francesco e Palombara)

 

(Brano estratto da La Mesnie Hellequin o de la familia del demone Alichino, tragedia in 3 quadri di Alessandro Vivaldi, l’arcael’arco edizioni, disponibile in free download qui)